Pesci a Levante

Pesci a Levante

Agli inizi delle nostre perlustrazioni sommerse nel mare di Milazzo avevamo imparato a considerare la Secca di Levante come immersione di riserva, qualcosa su cui ripiegare nel caso di impossibilità a fare altro o come opzione secondo tuffo di relax senza particolari aspettative. Infatti, a parte la suggestiva morfologia della secca, formata da alti pinnacoli e grandi tavolati di roccia coperti di alghe e poriferi, senza gorgonie rosse e con poco colore, ci si concentrava tutt’al più su scaltre cernie rosse visibili da lontano e qualche grosso polpo la cui tana era ben nascosta tra vaste praterie di Posidonia incorniciate da Eunicelle bianche e arancio. Il diving proponeva un itinerario ad anello con, come traguardo, la perlustrazione di un grottino a fondo cieco, simpatico e con spiragli di luce laterali, nato dall’adagiarsi di un paio di alti pinnacoli di roccia l’uno sull’altro. Una volta visitata la grotta si risaliva dal lato opposto della secca, sbirciando tra gli anfratti nella speranza di vedere qualche occasionale tordo verde di grosse dimensioni. L’istituzione dell’AMP ha cambiato di punto in bianco le carte in tavola: producendo risultati legati, come sempre, all’arrestarsi della presenza umana in veste di pescatore, il pesce non solo ha ripreso a riprodursi indisturbato, ma ha anche compreso la nuova realtà di pace legata a quell’isola diventata d’improvviso “felice”. L’immersione di seconda scelta è così
diventata una delle mete preferite per l’osservazione del pesce tipico dei fondali mediterranei, con una tale biodiversità a livello di specie che si stenta a credere si tratti dello stesso posto. Non posso pensare alla Secca di Levante per come la conoscevo: pensiero cancellato da una straordinaria realtà attuale, nella quale appena metti la testa sott’acqua vedi subito banchi di barracuda, salpe e saraghi fasciati, a far da cornice a qualsiasi substrato duro del fondale. Una festa di argentee livree, biglietto da visita di un luogo ormai magico dove a poca profondità riesci a godere di rari spettacoli.

La cornice di candide Eunicelle ha subito purtroppo, negli ultimi tempi, qualche piccolo danno legato a mucillagini estive, così che con il diminuire di alcune specie di invertebrati colonizzatori assistiamo all’aumentare incondizionato del pesce. Lasciati alle spalle gli allegri banchi di pesci a mezz’acqua, osservando tra le anfrattuosità si scorgono numerose specie stanziali, oggi osservabili finalmente a distanza ravvicinata: famiglie di corvine, inquiline di case nell’ombra, e simpatiche cernie, incredibilmente presenti di tutte le taglie e di diverse specie. Cernie brune in prossimità delle tane più sicure, cernie dorate in ogni dove e cernie rosse che amano girovagare a notevoli altezze dal fondo, mescolandosi a volte con gli ormai comuni dentici, a formare gruppi disomogenei di pesci che riescono a condividere esperienze comuni nonostante l’appartenenza a famiglie molto diverse.

Vivere il mare, quotidianamente, nei dettagli, significa vivere con più intensità, comprendere oltre, conoscere sempre. Quando il mare ti entra dentro, la vita scorre diversamente; e con Mauro abbiamo provato proprio a prenderla così, nel quotidiano. Osservare e studiare i cambiamenti dell’ambiente ci ha fatto capire moltissime cose sui pesci, spesso disconosciute da chi pesca e preleva senza mai mettere la testa sott’acqua. La quiete
garantita dalla protezione di un sito, se ben gestita, può portare vantaggi anche alla pesca stessa, oltre che ai pesci e alla loro vita. La Secca di Levante, e i suoi rapidissimi cambiamenti, sono l’esempio tangibile della gran forza del mare nell’innescare una serie di meccanismi che lo riportano a un certo splendore.

E noi tutti che ci immergiamo ne siamo testimoni oculari. Adesso la secca e i suoi pesci sono diventati fiore all’occhiello del Mediterraneo di Milazzo e fotografare quando ci si immerge in queste acque appaga non
per la foto in sé stessa, ma per l’osservazione soddisfacente e appagante della grande biodiversità. La fotografia naturalistica subacquea si nutre spesso di situazioni che evolvono in un istante, scene di vita. Quando si “inseguono” gli animali del mare per osservarli e forse fotografarli, il gioco diventa dinamico e la foto diviene istintiva, d’azione. Ed è quanto è possibile mettere in pratica su questi fondali, coadiuvati dall’esperienza del Blunauta che in questo mare ha investito tutta la sua passione.

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