La piscina di Venere

La piscina di Venere

Il promontorio roccioso di Capo Milazzo presenta al suo apice nord una interessante morfologia, con scogliere molto movimentate e piccole grotte. Nell’area limitrofa lo Scoglio della Portella (scoglio localmente noto come
Carciofo) il paesaggio costiero che si tuffa nel Tirreno crea anfiteatri di pietra particolarmente accattivanti per forma e colore, le cui fattezze sono legate all’erosione del moto ondoso che ha realizzato rientranze e rocce erose nel punto di confine con la superficie dell’acqua. Poco distante dal “Carciofo” una
piccola ansa ha poi dato origine a una baia riparata, come una sorta di pozza di marea molto grande, che comunica comunque col mare aperto mantenendosi costantemente limpida e dinamica. Anticamente questo piccolo mare confinato era stato soprannominato “Mare Morto”, ma l’appellativo era dettato dall’ignoranza della vera natura di questo piccolo bacino, che in realtà è tutt’altro che morto, anzi direi particolarmente vivo. Conosciuto anche come laghetto o piscina della Portella (o ancora lago di Venere), questo angolo paradisiaco è di una bellezza struggente nella sua parte emersa, visibile a tutti, ma non meno interessante nella sua parte sommersa, visibile invece solo a coloro che indossando una maschera vanno a osservare dettagli a prima vista sfuggenti.

I confini della piscina marina ne fanno un luogo dove la temperatura dell’acqua, specie d’estate e col mare calmo, supera di qualche grado la temperatura del mare aperto. Questo fattore, unito al fascino paesaggistico e al facile sentiero che consente di raggiungerla via terra, ne fanno meta di turisti che in linea di massima si limitano alla rilassante balneazione. Gli umani, abituati come sono all’idea di “piscina” come luogo per ristorarsi bagnandosi, tralasciano per lo più l’aspetto geomorfologico e biologico del sito, salvo qualche sguardo superficiale inevitabile per l’eccesso dell’invadente bellezza, meraviglia per gli occhi (anche per i più distratti). L’invito è quello di dare una sbirciatina sott’acqua, praticando semplicemente snorkeling, e aguzzare la vista per scoprire, tra le alghe che ricoprono le rocce ben illuminate (già belle di per se), un’interessante biodiversità sommersa.

Ma come funziona una pozza di marea e cosa succede a Capo Milazzo in questo luogo dove si è creata una vasca gigantesca con peculiarità tutte sue? In genere i subacquei non frequentano le pozze di marea e non le frequenta neanche chi fa snorkeling, per via del difficile accesso via mare, spesso dovuto alle barriere di pietra frapposte tra il mare aperto e il bacino delimitato geologicamente. Ma se proviamo a superare questi ostacoli e ci dotiamo di quella curiosità, oggi sempre più rara, necessaria per scoprire sorprese naturalistiche decisamente interessanti, possiamo scavalcare ogni ostacolo e fare un bel percorso esplorativo della fascinosa pozza. Scoprendo così tutta una serie di aspetti stupefacenti, ovviamente legati a una particolare zona dell’ecosistema marino. Le pozze di marea si formano in quello che viene definito piano mesolitorale, ossia quella zona compresa tra la bassa e l’alta marea. Queste aree costiere sono sommerse dal mare durante l’alta marea e possono ricevere spruzzi d’acqua per azione delle  onde . In alcuni momenti del giorno le rocce possono essere sottoposte a condizioni estreme e difficili per la sopravvivenza della vita, con forte insolazione o magari venti freddi. Pochi organismi sono quindi in grado di sopravvivere in tali condizioni difficili: questo ci porta a comprendere che ciò che andremo ad osservare sul fondale marino della nostra “Piscina di Venere” potrà essere considerato come una selezione di specie resistenti. Tra le alghe e sulla superficie delle rocce appena sotto il pelo dell’acqua potremo osservare, se congeliamo lo sguardo e restiamo immobili per una manciata di secondi, piccole famiglie di gamberetti trasparenti, pronti a spostarsi dalla roccia alle nostre mani nude e immobili poggiate sulla pietra,
per ripulirci l’epidermide dalle cellule morte. Nascosti un pò meglio ci sono poi dei granchietti e tra i ciottoli del fondo non mancano piccoli paguri. Ma la protezione di una pozza è anche scelta da piccoli pesci che devono superare la prima fase della loro esistenza lontano dai predatori più grandi. Quale miglior posto un “mare chiuso” per proteggersi dalle aggressioni degli sconosciuti. Di certo qualche elementare conoscenza teorica di biologia marina può aiutarci nel riconoscere a quali famiglie appartengono questi piccoli pesci. Ma può essere sufficiente osservare memorizzando le diverse specie e poi consultare una dei tanti libriccini oggi disponibili con foto e descrizione delle principali creature del mondo sommerso del Mediterraneo. Stelle e ricci di mare resistono bene anche loro a queste difficili condizioni ambientali insieme ad altri invertebrati incrostanti del substrato; starà a noi scovare quindi le diverse specie tra pesci e invertebrati e iniziare a comprendere come funziona questo piccolo mondo tipico dei litorali rocciosi. Stupendo a livello macroscopico, a uno sguardo d’insieme, ma incredibilmente ricco a uno sguardo più approfondito e attento, un’attenzione che questi ambienti meritano a pieno titolo!

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